Giuseppe Mazzinidi Genova
Fondatrice dell’Associazione Madri contro la pena di morte
con sede a Tashkent, Tamara Chikunova ha deciso di impegnarsi nella battaglia contro la pena capitale dopo la morte del figlio Dmitrij Chikunov, condannato ingiustamente nel 1999 e messo a morte un anno dopo.
Nonostante continue intimidazioni da parte di settori politici e civili della società uzbeka, Tamara ha viaggiato in tutto il mondo per parlare della sua storia ed è divenuta una delle più importanti attiviste nella campagna mondiale per la difesa della vita.
Proprio grazie ai suoi sforzi 21 persone hanno visto ridotta la propria condanna di morte in pene detentive ordinarie.
Ha ricevuto svariati e prestigiosi riconoscimenti internazionali, fra gli altri: i premi Colomba d’Oro, Donna dell’Anno e Città di Norimberga.
L’azione da lei svolta in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e con altre organizzazioni umanitarie ha contribuito alla decisione del Presidente dell’Uzbekistan Islam Karimov ad abolire la pena capitale nel paese il 1º gennaio 2008.
Tamara Chikunova: Testimone della Pena di Morte| Ritorna a inizio pagina | Ritorna a Incontri | Pagina principale
Una donna cristiana che libera
un Paese a stragrande maggioranza islamica dalla piaga della pena di morte. Partendo dal dolore di un figlio ammazzato dallo Stato e arrivando a ripetere pubblicamente che la religione, nessuna religione, può giustificare l’uccisione dell’uomo da parte di un altro essere umano. Il 10 luglio 2000 Tamara Chikunova, una donna di Taskent, capitale dell’Uzbekistan, si reca nel carcere cittadino per visitare il figlio Dimitrij, 29 anni, condannato a morte per un omicidio di cui si è sempre dichiarato innocente. Mentre sta parlando con i secondini la donna sente degli spari: Dimitrij veniva giustiziato senza che lei ne sapesse niente. Nessuno ha poi informato Tamara su dove era stato sepolto il suo ragazzo. Da quel giorno, qualcosa è scattato dentro questa signora dalla folta chioma imbiancata che ha finalmente brindato ad un evento che molti osservatori considerano una sua creatura
. Nel 2008 l’Uzbekistan è diventato il 134º Paese abolizionista al mondo; dall’inizio dell’anno, infatti, nel Paese a forte maggioranza islamica (76 per cento sui 25 milioni di abitanti) è entrato in vigore, per decisione della Corte suprema, il decreto firmato il 1 agosto 2005 dal presidente Islam Karimov.
L’essenza delle riforme destinate a favorire il rinnovamento democratico della società civile rendono necessaria l’abolizione della pena di morte
: così quel documento di tre anni fa motivava la scelta di Karimov nel mettere fine alle esecuzioni capitali, finora un centinaio all’anno. Ma a questo risultato si è giunti anche, se non soprattutto, per l’indefesso lavoro di mobilitazione portato avanti dalla Chikunova. Che ha attinto dalla sua fede cristiana (lei è ortodossa: in Uzbekistan i cristiani sono solo l’1,7 per cento della popolazione) la linfa spirituale per insistere nella azione abolizionista, condotta volontariamente e investendo i propri risparmi. Sono una cristiana ortodossa e aiuto chi si trova nel braccio della morte perché la vita è il dono più importante di Dio. Uno Stato non ha il diritto di decidere a chi lasciarlo e a chi toglierlo: solo Dio può deciderlo
. Nel 2000, dopo la morte del figlio, Chikunova ha fondato Madri contro la pena di morte e la tortura
, una piccola Ong uzbeka (una ventina gli attivisti che la compongono), dal 2002 appoggiata dalla Comunità di Sant’Egidio. Dell’associazione fanno parte alcune mamme che come Tamara hanno perso i figli per mano dello Stato e che si sono unite far cambiare strada al proprio Paese sul tema del rispetto della vita.
Le Madri contro la pena di morte
non hanno portato avanti solo una campagna di informazione, ma pure agito concretamente a fianco dei detenuti in attesa dell’esecuzione. Nell’arco di quattro anni sono stati ventuno i carcerati salvati
dalla fucilazione grazie alla Chikunova e al suo pool del Soccorso legale di qualità
, che – ad esempio – nel dicembre 2005 è riuscita a far commutare in vent’anni di detenzione la condanna a morte di Ikrom Mukhtarov, mentre il mese precedente erano stati graziati Inomzhon Abdullaev, ventiquattro anni, e il diciannovenne Juldash Kasimov. Come si evince dai loro nomi, questi condannati erano per la maggior parte islamici. Ovvero: Tamara, cristiana, non ha fatto nessuna differenza religiosa e si è battuta parimenti per tutti. La pena di morte genera male e viola il più alto diritto inalienabile di ogni uomo, quello alla vita
aveva detto Tamara in un’intervista ad AsiaNews durante un viaggio in Italia nel 2004 per ritirare un premio ad Aosta. Per il suo impegno umanitario è stata anche insignita del Premio Norimberga in Germania e il Colombe d’Oro a Roma.
A spingere la pasionaria uzbeka in questo pionieristico impegno sul fronte dei diritti umani – che le ha causato non pochi problemi: più volte è stata ostacolata dal governo, la polizia ha anche fatto visita
a sua madre, anziana, come avvertimento; una sua collaboratrice è stata minacciata di morte – non è un semplice afflato filantropico bensì una precisa motivazione di fede, architrave della sua dedizione umanitaria. Parlando tempo fa a Bruxelles in una serata dedicata alla pena di morte, scandì: I primi a doversi occupare della soluzione della pena di morte devono essere le persone che hanno dedicato la propria vita al servizio di Dio. Solo essi, con la loro comprensione dell’animo umano e con la loro pietà, possono aiutare a risolvere questo problema
. Vi è quasi una missione
di verità religiosa nel darsi da fare contro l’uccisione legale di uomini e donne: Sappiamo che ci sono persone che usano il nome di Dio per spargere odio e violenza
– aggiungeva Tamara –. Noi, con più impegno di ieri, affermiamo che la religione non deve mai giustificare l’odio e la violenza. Pace è il nome di Dio. Nessuno deve invocare il nome di Dio per benedire la pena di morte. Solo la pace rende culto a Dio
. Solo Dio può decidere sulla vita di un uomo
, dice Tamara Chikunova, la pasionaria dei diritti umani che ha perso il figlio giustiziato.