Giuseppe Mazzinidi Genova
Tempiettodi Genova Sampierdarena
Nella giornata di giovedì 11 marzo 2010 il vescovo di Genova, nonché presidente della CEI, Angelo Bagnasco si è recato al Tempietto di Sampierdarena all’interno di una settimana di visita pastorale che lo ha portato a visitare proprio l'importante delegazione genovese. Qui alcuni ragazzi dei licei Mazzini e Fermi, oltre ad alcuni dell’Istituto Einaudi, hanno avuto il grande onore di poter porre diverse domande al Cardinale, a cui egli ha risposto in maniera esauriente e precisa, dimostrando ancora una volta la sua eccellente oratoria e la sua grande pazienza e disponibilità. Erano anche presenti in qualità di inviati speciali
i caporedattori del Fatis della sede sampierdarenese del Mazzini, grazie ai quali è stato possibile riportare in questa pagina tutto quanto segue.
Domanda: Eminenza, in questo periodo si parla molto del futuro che puè aspettare i ragazzi, e spesso viene dipinto a tinte piuttosto cupe e pessimistiche. Cosa ci può dire Lei al riguardo?
Risposta: per rispondere a questa domanda potrei citare un episodio che mi è capitato durante una visita in alcuni paesi del Medio Oriente, che come tutti sappiamo, sono afflitti da gravi difficoltà ed emergenze umanitarie. Durante il mio soggiorno ho incontrato dei ragazzi come voi che non mi hanno chiesto da mangiare, come sarebbe stato logico aspettarsi, viste le condizioni in cui versavano, bensì quaderni e matite e personalmente sono rimasto molto colpito da ciò. Cosa può significare questo? Evidentemente questi giovani erano consapevoli che solo attraverso una cultura e un’adeguata formazione è possibile sperare in un futuro migliore per noi e per il Paese. Questa non è cosa nuova. Già Don Milani faceva studiare i suoi ragazzi perché era convinto della necessità di avere una cultura seria e profonda. Insisteva sull’ampiezza del vocabolario. Il vostro è poverissimo, ma la colpa non è vostra, ma del mondo in cui vivete, che vi induce a dimenticare le parole, non ad impararne di nuove. Dovete apprezzare l’uso delle parole e acquisire così uno strumento che non serve ad ingannare il prossimo, come spesso si dice, ma per raggiungere un futuro migliore di questo. Acquisirete così una vera forza, che non si può cercare nel branco, soggetto alle leggi dell’impulso e della violenza, ma che si trova solamente dentro di voi. Dobbiamo riconoscere i nostri pregi e le nostre doti senza vantarci, come dobbiamo riconoscere i nostri limiti senza demoralizzarci e rimanerne schiacciati. Questa a mio avviso può essere la ricetta per un sereno avvenire.
Domanda: possiamo dire che il mondo di oggi sia un mondo nichilista e privo di veri valori? E, se è così, qual è la posizione della Chiesa in merito?
Risposta: mi è capitato qualche tempo fa di leggere un editoriale su un giornale, in cui l’autore, un non credente, si chiedeva come mai la Chiesa non mostrasse un atteggiamento favorevole di fronte a temi scottanti quali l’aborto, l’eutanasia e altri. In questo modo, scriveva il giornalista, il mondo ecclesiastico si attirerebbe molti più consensi invece che critiche. E poi si chiedeva se non fosse invece la sola Chiesa ad avere ragione su certe cose, se non fosse l'unica a promuovere il vero amore e la vera sessualità. Intanto c'è da dire che la Chiesa da sempre non si adegua alla cultura egemone e va così contro il nichilista. Noi partiamo dal presupposto che ogni persona è figlia di Dio, tutta la predicazione è dunque contraria al carpe diem
nichilista. A proposito di questa filosofia dominante c’è chi dice che non c'è nulla per cui valga la pena morire: ebbene, se non c'è niente per cui valga la pena morire, allora vuol dire che non c'è niente per cui valga la pena vivere. A proposito dei temi etici di cui si accennava nell'editoriale, citerò Cartesio, per il quale il motto fondamentale era il cogito ergo sum
, penso dunque sono. Cartesio ha capovolto i concetti. Per pensare devo esistere, quindi forse sarebbe più corretto dire sono dunque penso
. Le cose hanno una consistenza che precede il nostro pensiero. Un embrione esiste anche se non ha consapevolezza di sé. È forse privo della sua dignità per questo? Esso ha le stesse qualificazioni sostanziali della persona stessa. Quando dormiamo non abbiamo consapevolezza di noi, come non ce l'ha una persona che avesse subito un grave trauma, un neonato, o qualunque altro essere umano. Per questi motivi non possiamo che ribadire il nostro fermo no nei confronti del nichilismo e delle sue meschine espressioni.
Domanda: anche alla luce degli ultimi episodi di Milano e di Rosarno, quale pensa debba essere l'atteggiamento nei confronti dell'immigrazione?
Risposta: i due punti cardini della Chiesa sono l'accoglienza, che è presente nel DNA della fede e in particolare del Cristianesimo, e la sicurezza e la legalità. Questi due principi devono coesistere, perché in una società fatta di sola accoglienza si rischia di essere ingiusti verso il Paese di arrivo, mentre se si privilegia il principio della legalità solamente ci si rinchiude in sé stessi, perdendo così la dimensione sociale ed umana. Ovviamente gli immigrati hanno bisogno anche di lavoro e di una casa, ma la dimensione sociale è questa. Devo anche dire che il nostro popolo è accogliente nella sua storia, e nonostante alcuni importanti episodi, non è malato di razzismo o xenofobia.
Domanda: per una religione come l'ebraismo è possibile assumere solo l'etica senza per questo dichiararsi credenti. È possibile questo anche per il cristianesimo?
Risposta: il cristianesimo è senza dubbio in grado di interpretare questo ruolo, ma così facendo si rinnegherebbe come religione. Se rinnegasse questa dimensione religiosa non potrebbe più definirsi tale. Il cristianesimo è religione ed etica allo stesso tempo. Una religione senza etica non serve a niente, ma allo stesso modo un'etica senza religione sarebbe solamente un sistema morale.
Domanda: il problema dei giovani è che spesso ci si costituisce in un branco: secondo lei il problema del branco è il risultato dell’indifferenza e della perdita di sé?
Risposta: sicuramente l'arrivo al branco è frutto della perdita di consapevolezza di sé perché ci sentiamo forti con gli altri, mentre il possesso di consapevolezza e stima permetterebbe di non annegarsi in mezzo agli altri. Nel branco ogni gesto, anche il più violento ed esecrabile, è espressione di grande debolezza. Esiste una dicotomia fra il mondo della razionalitàà e il mondo della sensazione, e il mondo mediatico ha grandi responsabilità, nel bene e nel male. Usando il criterio del vendere più copie
si fa il male dell'opinione pubblica, e oggi siamo tutti spinti a ragionare con l'emozione, mentre invece bisognerebbe riscoprire il gusto della razionalità e ribilanciare le proprie emozioni. È indubbio che ragionare comporti grande fatica, e ne risente anche il sistema comunicativo, soprattutto nei talk show in cui si parla di politica, dove spesso ad avere la meglio è chi non ragiona e parla per slogan. Non si può ragionare con battute, e per questo il ragionamento è difficile e molti preferiscono esimersi dal farlo.
Domanda: come si potrebbe interpretare a proposito dell’Italia la famosa frase date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio
?
Risposta: bisogna partire dal molto discusso rapporto fra Chiesa e Stato: lo Stato e la Chiesa si riconoscono e si rispettano, collaborando entrambi per il bene comune. L'individuo è cittadino dello Stato e figlio della Chiesa se cattolico, il terminale è la stessa persona. Non posso essere cittadino per strada e fedele in chiesa, le due cose devono coesistere. La Chiesa è fautrice di una laicità positiva, perché uno Stato indifferente ai valori non è laico, ma amorale, e uno Stato amorale non può fare il bene dei propri cittadini. Il laicismo francese ad esempio negava la dimensione pubblica della religione e tendeva a rinchiuderla nel privato.
Domanda: ci potrebbe dire riguardo la sua scelta di vita? Cosa l'ha spinta a dedicare la sua vita a Dio e quali sacrifici ha comportato questa decisione?
Risposta: la vocazione si è manifestata in me fin dall'infanzia. Allora frequentavo assiduamente la mia parrocchia nel centro storico, in piazza Sarzano, dove facevo il chierichetto. Mio padre era un operaio, non eravamo ricchi, anche se non mi è mai mancato nulla. Il curato della nostra chiesa stava sempre con noi ragazzi: tutti i giorni dalle 2 alle 7 lui era lì. Questa era la sua vita principale, e anche in me cominciava a nascere il desiderio di comportarmi come lui. Dopo la quinta elementare avrei già potuto entrare in seminario ma decisi di frequentare le medie fuori. Finita la terza media il desiderio non si era spento e decisi così di entrare in seminario, pensando che il Signore mi volesse per sé, suscitando anche un po' di sconcerto nei miei genitori. Lì entrai a contatto con l’allora cardinale di Genova Siri, e in seguito mi laureai in filosofia. Per quanto riguarda i sacrifici il sacerdote deve obbligatoriamente rinunciare ad alcune cose, ma otterrà il centuplo e il centuplo sono le comunità cristiane. I preti e le suore non hanno una famiglia propria, ma non per questo rinunciano ad amare: nessuno può rinunciare all’amore. Lo si vive soltanto in un altro modo. Ad esempio non si esprime la paternità solo facendo figli, ma generando persone su un livello morale.
Domanda: per concludere, vorremmo delucidazioni in merito alle cosiddette guerre di religione. Le religioni in genere non sono portatrici dello stesso messaggio?
Risposta: intanto va premesso che per litigare bisogna essere in due. Oggi molti cristiani sono perseguitati, ma non dobbiamo rispondere con la stessa moneta: non si risponde con la persecuzione. La libertà religiosa è per tutti. Nessun cattolico invoca una guerra: sarebbe in contrasto con le nostre dottrine.
...dai nostri inviati Davide Ghio e Matteo Sansalone.